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Quanto costa davvero un chilometro di trasporto sociale e quali voci vanno messe nel conto?
Il costo reale di un chilometro di trasporto sociale non coincide con il solo carburante. Per presentare un dato credibile al Comune occorre sommare costi del mezzo, lavoro organizzativo, rimborsi, percorrenze a vuoto e regole della convenzione.
Un chilometro di trasporto sociale costa quanto l'organizzazione sostiene per rendere possibile quella corsa, non soltanto quanto si spende alla pompa. Il dato difendibile nasce da registri di percorrenza, fatture, tempi di coordinamento e criteri di riparto dichiarati prima del rendiconto.
Il punto decisivo è separare il costo pieno del servizio dalle sole spese che la convenzione con il Comune riconosce come rimborsabili. Il primo serve a capire se il servizio regge; le seconde dipendono dal testo convenzionale, dal progetto approvato e dalla documentazione richiesta dall'ente.
Per chi gestisce richieste, mezzi attrezzati e disponibilità di autisti, TrasportoSolidale incrocia richieste, mezzi e autisti in un piano settimanale, rendendo più semplice misurare le tratte effettive e ridurre gli spostamenti senza passeggeri.
Le voci che compongono davvero il costo di una corsa
Una corsa può sembrare semplice: prelievo della persona, accompagnamento alla visita o al centro diurno, attesa e rientro. Nella pratica comprende la preparazione del mezzo, la pianificazione, il contatto con la famiglia, l'eventuale variazione di orario, la percorrenza, la rendicontazione e spesso un tratto di ritorno senza utente a bordo.
Per costruire il costo non conviene partire da un importo storico né da una tariffa percepita come ragionevole. Conviene invece assegnare ogni uscita a una famiglia di costo, distinguendo ciò che varia con i chilometri da ciò che esiste anche se il mezzo resta fermo.
- Costi variabili: carburante, energia se il mezzo è elettrico o ibrido ricaricabile, lubrificanti, usura, manutenzione legata alla percorrenza e pneumatici.
- Costi fissi o di disponibilità: assicurazione, bollo, revisione, canone o quota di acquisto del veicolo, ricovero e dotazioni obbligatorie.
- Costi di organizzazione: centralino, raccolta richieste, assegnazione dell'autista, aggiornamento del piano, comunicazioni e rendiconto.
- Costi specifici del servizio: pedana, sollevatore, ancoraggi, sanificazione, accompagnamento e formazione connessa alle necessità degli utenti.
La stessa corsa va quindi letta con almeno tre unità di misura: euro per chilometro totale, euro per corsa completata ed euro per ora di servizio. Un tragitto breve con lunga attesa sanitaria può essere economico in chilometri e oneroso in tempo; una corsa intercomunale può mostrare il fenomeno opposto.
Il mezzo: carburante, assicurazione, manutenzione, bollo, gomme
Il carburante va calcolato sui consumi effettivi del veicolo impiegato, ricavati da rifornimenti e chilometri realmente percorsi. Usare il consumo dichiarato dal costruttore come dato contabile è rischioso: carico, climatizzazione, percorsi urbani, fermate frequenti, pedana e stile di guida incidono in modo concreto.
Nel fascicolo del mezzo è utile raccogliere premi assicurativi, quietanze, bollo, revisione, tagliandi, riparazioni, sostituzioni di pneumatici e interventi straordinari. Se il mezzo è acquistato, concesso in comodato, preso a noleggio o in leasing, la relativa disponibilità va descritta con il criterio adottato, senza confondere documenti diversi.
Per un veicolo attrezzato non bastano le normali scadenze automobilistiche. Pedana, sollevatore, cinture e sistemi di ancoraggio richiedono verifiche e manutenzioni coerenti con le istruzioni del costruttore, con la documentazione dell'allestimento e con l'uso effettivo. Trascurare questa parte rende incompleto sia il costo sia la tracciabilità della sicurezza.
Una procedura operativa aiuta anche a evitare che una piccola anomalia si trasformi in fermo macchina, sostituzione urgente o corsa annullata. La guida A cosa serve la checklist dei controlli prima di far partire un mezzo attrezzato? chiarisce perché controlli pre-partenza e segnalazioni degli autisti siano dati utili anche per chi calcola i costi.
Costi fissi ripartiti e costi imputabili alla corsa
Assicurazione, bollo e revisione non appartengono a una sola uscita: si possono ripartire sui chilometri totali o sulle corse del periodo, dichiarando il criterio. Carburante, pedaggi, parcheggi necessari al servizio e una riparazione direttamente collegata all'uso possono invece essere ricondotti con maggiore precisione al mezzo e al periodo di attività.
Non esiste un unico riparto valido per tutte le associazioni. L'importante è usare lo stesso criterio per mezzi comparabili, conservarne la motivazione e non cambiare denominatore solo perché un dato produce un risultato più favorevole nel rendiconto.
Il tempo di chi coordina, telefona e riprogramma
Il coordinamento è una voce di costo vera, anche quando viene svolto da un volontario e non genera una busta paga. Chi riceve una richiesta verifica destinazione, orario di convocazione, mobilità dell'utente, necessità di accompagnatore, disponibilità del mezzo, compatibilità dell'autista e possibili abbinamenti con altre corse.
Queste attività crescono più in fretta delle sole percorrenze quando aumentano le richieste. Le telefonate di conferma, le disdette del mattino, gli spostamenti di una visita, i rientri non programmati e il confronto con servizi sociali o familiari sottraggono tempo anche se il veicolo non si muove.
Il metodo più solido è registrare le ore per funzione: presa in carico, pianificazione, comunicazioni, gestione imprevisti e chiusura documentale. Per personale retribuito si usa il costo del lavoro effettivamente sostenuto; per attività volontaria si può valorizzare il fabbisogno organizzativo separatamente, senza farlo passare automaticamente per spesa rimborsabile.
Questa distinzione evita due errori ricorrenti: dichiarare che il servizio è gratuito perché nessuno ha una mansione formalmente chiamata coordinatore, oppure addebitare come costo monetario una prestazione volontaria senza che la convenzione ne consenta il rimborso.
Rimborsi ai volontari e tabelle chilometriche di riferimento
Nel Terzo settore l'attività di volontariato è gratuita. Il Codice del Terzo settore disciplina il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate, secondo le condizioni previste dall'ente e dalla norma; non trasforma il volontariato in una retribuzione. Per questo autorizzazione, nota spese, data, motivo, tragitto e ricevute devono essere coerenti tra loro.
Le tabelle nazionali dei costi chilometrici elaborate dall'ACI sono un riferimento utile per ragionare sul costo di percorrenza di autovetture e motocicli. Sono aggiornate periodicamente e pubblicate secondo le procedure previste per il loro impiego istituzionale e fiscale. Vanno consultate nella versione vigente e lette con attenzione al modello, all'alimentazione e all'anno del veicolo.
Non vanno però applicate meccanicamente a un pulmino sociale, a un veicolo con pedana o a un'automobile usata solo in parte per accompagnamenti. La tabella può offrire un confronto esterno, ma il conto dell'associazione deve partire dal mezzo realmente impiegato, dai suoi documenti e dalle regole della convenzione.
Nel confronto con amministratori e uffici finanziari è utile esplicitare se il rimborso richiesto riguarda l'uso di un'auto privata, le spese del mezzo associativo o entrambe le situazioni. Anche la cornice organizzativa conta: Perché conviene spiegare convenzione, RUNTS e compartecipazione a chi lavora nel trasporto sociale? aiuta a rendere comprensibili ruoli, limiti e responsabilità a chi raccoglie documenti sul campo.
I chilometri a vuoto, la voce che nessuno misura
I chilometri a vuoto sono le percorrenze effettuate senza passeggero trasportato. Comprendono il trasferimento dalla rimessa al primo prelievo, lo spostamento tra due servizi non abbinabili, il rientro al deposito, il ritorno dopo una dimissione anticipata e, in alcuni casi, il tragitto necessario per raggiungere un mezzo custodito altrove.
Non sono chilometri inutili per definizione: molti sono indispensabili per garantire puntualità, accessibilità e continuità. Sono però la componente su cui la pianificazione può intervenire subito, perché dipendono da ordine delle corse, zone, finestre orarie, disponibilità degli autisti e possibilità di condividere tratte compatibili.
- Registrare chilometri con utente a bordo e chilometri senza utente come campi distinti.
- Indicare punto di partenza e di chiusura del turno, non solo la destinazione sanitaria.
- Annotare il motivo dello spostamento a vuoto quando dipende da urgenza, attesa o indisponibilità di un mezzo.
- Verificare settimanalmente abbinamenti possibili, anziché ricostruirli solo a fine anno.
Il confronto più utile non è tra autisti, ma tra settimane e territori: se cresce la quota di chilometri a vuoto, il coordinatore deve capire se sono aumentate le richieste isolate, se gli orari sanitari si sono concentrati o se il piano non sta sfruttando le compatibilità disponibili.
Nei contesti con pochi abitanti e molte frazioni, questa misura rende visibile un vincolo territoriale che non può essere eliminato con una semplice richiesta di efficienza. Per impostare flussi, registri e rendiconto fin dall'avvio può essere utile Come si organizza il trasporto sociale in un comune piccolo, dalle richieste al rendiconto?.
Costruire un costo medio difendibile nel rendiconto
Un costo medio difendibile non pretende di attribuire al centesimo ogni fattura a ogni singolo utente. Mostra invece un metodo ripetibile: periodo osservato, mezzi inclusi, corse effettuate, chilometri totali, chilometri con passeggero, chilometri a vuoto, ore di coordinamento e documenti che sostengono ogni voce.
Il periodo deve essere sufficientemente rappresentativo da includere manutenzioni, ferie, picchi di richieste e stagionalità. Se si usa un dato mensile, occorre dichiararlo come tale; se si annualizzano costi fissi, vanno esposti separatamente i criteri di riparto. Un rendiconto chiaro non nasconde le oscillazioni: le spiega.
| Indicatore | Calcolo essenziale | Utilità nel confronto con il Comune |
|---|---|---|
| Costo pieno per chilometro | Costi del periodo divisi per chilometri totali | Misura quanto costa far circolare il servizio, inclusi i tratti a vuoto. |
| Costo medio per corsa | Costi del periodo divisi per corse completate | Confronta mesi o progetti con numero di accompagnamenti diverso. |
| Quota di chilometri a vuoto | Chilometri senza passeggero sul totale | Individua il margine su cui intervenire con pianificazione e abbinamenti. |
| Ore di coordinamento per corsa | Ore organizzative divise per corse | Rende visibile il lavoro non svolto al volante. |
La sequenza operativa da portare al tavolo tecnico
- Definire il perimetro: quali mezzi, quali servizi e quale periodo entrano nel calcolo.
- Raccogliere fatture, quietanze, registri del mezzo, note spese, turni e registrazioni delle richieste.
- Separare costi fissi, variabili, organizzativi e spese eccezionali, motivando i riparti.
- Calcolare indicatori diversi per chilometro, corsa e ora, senza sostituirli l'uno all'altro.
- Confrontare il costo pieno con le voci rimborsabili ammesse dalla convenzione e presentare i due valori separati.
Il prospetto finale dovrebbe allegare una nota metodologica di poche righe, l'elenco delle fonti interne e le principali eccezioni. In questo modo il responsabile comunale può verificare il ragionamento senza dover ricostruire ogni scelta da una pila di documenti. Anche il confronto con Jimenez Julien può aiutare a tradurre i dati operativi in una procedura leggibile dal personale e dagli enti partner.
In sintesi, il costo vero di un chilometro di trasporto sociale include mezzo, sicurezza, tempo organizzativo, rimborsi corretti e percorrenze a vuoto. Misurare queste voci separatamente consente di migliorare il piano settimanale e di distinguere con trasparenza il costo pieno dalle spese rimborsabili. Per costruire un modello adatto alla vostra convenzione e ai vostri registri, scrivete dal modulo di contatto.